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Testo: Silvia Pergetti
Fotografia: Damiano Razzoli

Nel 1994 Axel, vicino d’oltralpe, mette da parte lo studio della musica jazz per dedicarsi a un’altra forma d’arte: presso la scuola bauhaus Werbund Werkstatt di Norimberga apprende a lavorare legno, metallo, vetro e tessuto e sviluppa una propria concezione del fare artigianato, che combina funzionalità ed estetica. Nel 2002 un conoscente bavarese lo coinvolge nella ristrutturazione di una villa sul Lago di Cavedine, in provincia di Trento: il gruppo di lavoro, che coinvolge tedeschi, svizzeri e olandesi, genera un prodotto architettonico unico nel suo genere. La collaborazione con un altro tedesco lo porta a realizzare stufe in varie parti d’Italia: Axel affina il proprio stile e perfeziona l’italiano. Infine, dopo aver messo da parte dei risparmi con lavori di falegnameria, è a Reggio Emilia che fonda la ditta individuale Stufe d’Arte: non certo per il clima, ma più romanzescamente per amore.

Costi, ricavi e progetti

IMG_9670 Nel laboratorio sui colli di Regnano, dove tra altri macchinari spicca la tradizionale Molazza, Axel disegna stufe, forni e camini, che realizza direttamente a casa del committente. Personalità del cliente, disegno della casa e arredo, efficienza energetica: aspetti che confluiscono in un prodotto rigorosamente su misura. Data la natura saltuaria del lavoro, Axel non ha dipendenti; ha tuttavia ideato forme alternative di collaborazione: talvolta è il cliente a dare una mano, risparmiando sul costo del prodotto; altre volte artigiani lo affiancano in cambio di un rimborso spese e della possibilità di apprendere le tecniche applicate. Per espandere la base clienti, oggi di nicchia, Axel sperimenta stufe modulari, da realizzare in serie, e materiali per la costruzione di pareti a basso costo. Da poco Axel ha avviato un cambiamento della strategia aziendale: Stufe d’Arte si trasformerà presto ne La bottega di un nuovo artigiano, una scuola di formazione per fumisti.

Perché fai impresa?

IMG_9677Cinque anni fa campavo abbastanza bene, von der Hand in den Mund come si dice, ma con una famiglia le esigenze cambiano. La domanda per le stufe era sufficiente per abbandonare la falegnameria. Il lavoro in proprio mi dà la possibilità di rifuggire la monotonia del “ogni giorno la stessa cosa”: credo nella valenza sociale, tecnologica ed estetica del lavoro su misura. Il lato negativo, se c’è, è che non esiste netta separazione tra vita privata e lavoro.

Immigrati comunitari ed extracomunitari: ti senti un immigrato privilegiato?

Lo dico spesso in battuta, che sono uno straniero di prima classe.

Nel tuo lavoro attribuisci importanza all’estetica del prodotto. È una sfida, essendo tedesco, interpretare il gusto estetico di committenti italiani?

IMG_9744Non lo è: in Italia c’è una richiesta di estetica maggiore rispetto alla Germania. Il tedesco è più funzionale, più innovativo, questo è il punto forte della Germania, però non è altrettanto interessato alla bellezza. In Italia la mia anima da esteta è appagata. Purtroppo le stufe che si vedono in giro sono quasi tutte in tradizione maiolica, realizzate industrialmente, senza attenzione all’individualità del committente: è limitata la spinta all’innovazione, energetica, delle forme, dei materiali.

In Italia fare impresa vuol dire creare reti di relazioni. È stato difficile per un nord europeo integrarsi nel tessuto imprenditoriale locale?

IMG_9714In Germania si parla dello Schneeballprinzip: il passaparola mi ha reso la vita facile. D’altra parte la mia mentalità non è poi così diversa da quella italiana: sono del resto “un terrone” della Germania. Il tedesco preciso, puntuale, abbottonato è una specie più diffusa al nord, mentre il sud è terra di filosofi e del buon vivere.

Il saper fare in Germania ha una lunga tradizione. Credi che in Italia il saper fare artigiano sia altrettanto valorizzato?

IMG_9732Secondo me, no. La forza italiana è quella di mettersi in gioco e improvvisare. C’è la convinzione che più macchine si compra più bravi si diventa, ma se mancano le basi… In Francia, come in Germania, si deve fare una formazione di tre anni prima di poter aprire un’attività artigiana. Inoltre l’artigiano in Italia è spesso inconsapevole del prestigio di cui gode il saper fare italiano all’estero. Pensate che quella qui conosciuta come cazzuola americana è tradotta in tedesco come venezianischer Glättke, spatola veneziana.

Cosa ti aspetti dal futuro, in Italia o in Germania?

IMG_9740La Germania non m’interessa, non voglio tornare. Da quando è nato mio figlio abbiamo discusso molto su quale futuro dargli: sapete che i concetti di famiglia italiana e tedesca sono molto diversi. È nato in me il desiderio di fare qualcosa che dia futuro a una generazione senza proposte: da qui l’idea di laboratori didattici che vadano oltre la formazione manuale integrando aspetti sociali ed estetici e restituendo dignità al lavoro artigiano.

Quale musica meglio esprime lo spirito del tuo fare impresa e i tuoi prodotti? Wagner? Schumann? Die Ärtze, die Toten Hosen, Paul Kalkebrenner?

Anche gli Ärtze ci hai messo dentro? Sia la classica che il rock riescono bene a rappresentare un lavoro su misura, l’improvvisazione, l’armonia della composizione, la capacità di andare oltre la forma e la matematica. In ogni caso deve essere una musica che abbia la capacità di esprimere un’immagine.

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